Nel saggio "Gli 'ismi' contemporanei", Luigi Capuana esplora e critica vari movimenti letterari e artistici che caratterizzano la fine del XIX secolo. Capuana inizia con una riflessione sulla letteratura italiana del 1896, confrontandola con quella francese, e discute la percezione di inferiorità che molti italiani hanno nei confronti della propria produzione letteraria. Egli critica l'idea che la letteratura debba seguire un'unica scuola o movimento, sottolineando l'importanza della diversità stilistica e tematica. Capuana si sofferma poi sull'idealismo e il cosmopolitismo, due tendenze emergenti che, secondo lui, rischiano di uniformare e impoverire l'arte. Egli sostiene che l'arte debba riflettere le caratteristiche uniche di una nazione e di un popolo, piuttosto che aspirare a un'astratta universalità. Attraverso un dialogo immaginario e una lettera aperta di Ugo Ojetti, Capuana esamina le implicazioni del cosmopolitismo e del simbolismo, criticando l'idea che l'arte debba essere un veicolo per concetti filosofici o scientifici. Egli difende l'importanza della creazione di personaggi e situazioni vivide e particolari, che possano incarnare idee universali senza perdere la loro individualità e specificità culturale. Capuana conclude che l'arte deve rimanere un'espressione autentica e vitale delle esperienze umane, piuttosto che un mero strumento di teorie intellettuali.
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