Si intende mappare il concetto di biopolitica nell'opera del filosofo italiano Giorgio Agamben, più precisamente nel suo lavoro del 1995, che inaugura la serie Homo Sacer, il cui titolo porta lo stesso nome: Homo Sacer: Il potere sovrano e la vita nuda. Avvalendosi del pensiero di Foucault e Arendt da un lato, e di Benjamin e Schmitt dall'altro, Agamben fa risalire il concetto di biopolitica alle fondamenta della politica occidentale. È importante mostrare come la struttura, la logica e la topologia di funzionamento della biopolitica animino le relazioni politiche fin dalle loro fondamenta e come la modernità sia stata in grado di svelarle, trasformando radicalmente gli spazi politici contemporanei. È noto che questo concetto è stato forgiato da Foucault e che nel suo pensiero funziona come una modalità di potere, ma in Agamben appare in modo centrale, come un concetto base da cui emergono altri quattro: homo sacer, potere sovrano, stato di eccezione e campo di concentramento. La politica moderna, suscitando un permanente stato di eccezione, isola e produce la mera vita e si arroga il diritto di amministrarla. In questa struttura di funzionamento abbiamo come paradigma dello spazio politico il campo di concentramento.
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