Il libro indaga il rapporto tra la nozione di educazione nel pensiero di Hannah Arendt e il luogo delle storie umane, che creano un senso di amicizia tra le generazioni. La filosofa concepisce l'educazione come uno spazio di mediazione e cura tra le generazioni, in cui il più anziano ha la responsabilità di introdurre i bambini e i giovani, i nuovi, nel mondo comune. Hannah Arendt ha cercato di comprendere l'impasse che nasce dalla modernità, di fronte alla rottura della tradizione, alla distruzione della rete della pluralità umana e alla frantumazione dell'autorità. Nel saggio La crisi dell'educazione, l'autrice affronta l'impatto che la rottura tra passato e futuro ha avuto sull'educazione. Sulla base di questa problematica, la domanda qui formulata è: in che senso, di fronte alla crisi dell'educazione, è ancora possibile raccontare storie e riconciliare i legami di amicizia tra le generazioni? L'oggetto esplorato è il significato della narrazione nell'educazione come comunicazione che stabilisce un dialogo fraterno tra le generazioni. In questo contesto, si affronta la possibilità di pensare a un'idea di educazione che narri le esperienze nel tempo, creando un legame di amicizia tra le generazioni nel mondo comune, anche con la rottura della tradizione.
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