La testimonianza mediata può trasmettere l'appello della prima confessione con la stessa intensità? Fino a che punto permette di far risuonare la voce dell'"altro", la parola a lungo messa a tacere? Esiste un equilibrio tra le tensioni ideologiche che si scontrano in questo discorso plurale e che insistono nel rivelarsi? Il mediatore della testimonianza è solo un organizzatore di racconti? Lo studio dell'opera Me llamo Rigoberta Menchú y así me nació la conciencia come narrazione testimoniale presenta una grande complessità per diversi fattori, specialmente per quanto riguarda i problemi della mediazione discorsiva e della rappresentazione dell'alterità indigena. Oltre ai conflitti che coinvolgono il processo di traduzione dei racconti orali in forma scritta, emergono tante altre questioni inquietanti che sfidano il pensiero e invitano ad approfondire il tema e i casi. Con una solida base teorica che si propone di definire e comprendere il genere testimoniale, questo libro intende contribuire agli studi letterari e culturali in generale e, in particolare, promuovere il dibattito sui testi costruiti dal punto di vista delle minoranze, indispensabile per la conoscenza di una storia "altra", una storia singolare, completa, non mutilata.
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