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Quando pubblica questa monografia per la serie "Il Castoro" nel 1973, Jesi ha già mostrato una profonda affinità con l'opera di Bertolt Brecht. Nel 1969 aveva dedicato la parte centrale di uno dei suoi libri più noti, Spartakus, all'analisi di Tamburi nella notte, lo stesso dramma che aveva diretto e interpretato anni prima nel teatro improvvisato di una cantina torinese. Inoltre, aveva tenuto al Teatro Stabile di Torino un'importante lezione sulle "Origini del teatro", qui riprodotta in appendice: partendo dalla concezione brechtiana dell'attore che "cambia se stesso", Jesi risaliva fino alle…mehr

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Produktbeschreibung
Quando pubblica questa monografia per la serie "Il Castoro" nel 1973, Jesi ha già mostrato una profonda affinità con l'opera di Bertolt Brecht. Nel 1969 aveva dedicato la parte centrale di uno dei suoi libri più noti, Spartakus, all'analisi di Tamburi nella notte, lo stesso dramma che aveva diretto e interpretato anni prima nel teatro improvvisato di una cantina torinese. Inoltre, aveva tenuto al Teatro Stabile di Torino un'importante lezione sulle "Origini del teatro", qui riprodotta in appendice: partendo dalla concezione brechtiana dell'attore che "cambia se stesso", Jesi risaliva fino alle rappresentazioni rituali primordiali e alla ripetizione teatrale, sacra e collettiva, di eventi mitici che "salvano dai dolori della storia". Dunque, il confronto con la produzione teorica, la drammaturgia e la tecnica registica di Brecht configura uno dei fili rossi della ricerca jesiana: un laboratorio di pensiero da cui emergono l'idea della rivolta come "sospensione del tempo storico" - il cardine su cui ruoterà la cruciale definizione della "macchina mitologica" nel Tempo della festa - e la messa in discussione del ruolo dell'artista nella cultura dominante borghese (o, potremmo chiosare, "di destra"). Al centro del discorso risalta infatti la drammatica posizione dell'intellettuale che "si impegna nella lotta di classe solo nella misura in cui può verificare la possibilità del contributo del suo 'mestiere'": una rigorosa autocritica accomuna così il drammaturgo e il mitologo, rendendo i testi qui riproposti ancora più illuminanti per la comprensione di entrambi.

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Autorenporträt
Furio Jesi (1941-1980) è stato studioso di miti, storico delle religioni, germanista e critico letterario. Nelle sue ricerche eclettiche e originali, all'incrocio fra diverse discipline, ha elaborato modelli interpretativi innovativi sul mito e sulle sue manifestazioni moderne. Tra le numerose opere di Jesi, nottetempo ha pubblicato, sempre a cura di Andrea Cavalletti, anche Cultura di destra. Con tre inediti e un'intervista (2011, 2025), Il tempo della festa (2013, 2023) e Germania segreta. Miti nella cultura di destra del '900 (2018). Andrea Cavalletti è critico e filosofo. I suoi ultimi saggi sono Vertigine. La tentazione dell'identità (Bollati Boringhieri, 2019), L'immemorabile. Il soggetto e i suoi doppi (Neri Pozza, 2020), La doppia origine. Tecnica, politica, gioco (Quodlibet, 2025). Oltre a quelle edite da nottetempo, ha curato diverse opere di Furio Jesi, tra cui Materiali mitologici. Mito e antropologia nella cultura mitteleuropea (Einaudi, 2001), Bachofen (Bollati Boringhieri, 2005), Spartakus. Simbologia della rivolta (Bollati Boringhieri, 2020) e Mito (Quodlibet, 2023).