Fortebraccio da Valneria, valoroso condottiero medievale, si ritrova catapultato nel XXI secolo dopo essere stato colpito da un fulmine. Perduto in un'epoca di "diavolerie" e "stoltizie digitali", decide di catalogare le follie moderne con lo stesso rigore con cui un tempo pianificava battaglie, usando la sua penna caustica e il suo inconfondibile latino maccheronico.
In tre "liberculi" esilaranti, nulla sfugge al suo occhio critico: dai "carri ferrei" che corrono senza cavalli alla "smania dei cuoricini", dal "male del ritrarsi in perpetuo" alla "burocrazia impossibilis". Per ogni male contemporaneo, Fortebraccio propone "cure medievali" tanto spietate quanto esilaranti, creando un bestiario della stupidità moderna che farà ridere e riflettere.
Ma dietro la satira feroce si nasconde un mistero: chi è la bella e perfida Beppanta che Fortebraccio accusa di averlo esiliato nel tempo? E perché questo guerriero così forte cerca disperatamente rifugio in un "mondo silenzioso" tutto suo?
"De rerum natura" è un'irriverente satira per ridere di gusto e guardarsi allo specchio, scritta da un uomo che, in fondo, aveva solo un po' di nostalgia per la sua guerra, il suo cavallo e, soprattutto, la sua amata.
Per chi ama la satira arguta, l'umorismo colto e non ha paura di ridere di se stesso.
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