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Il cofanetto raccoglie gli episodi VII e VIII della collana "I racconti della riviera", incentrati sulla violenza di genere. L'autore dà una visione asimmetrica nelle due storie, dove le protagoniste, Vittoria e Sanchita, subiscono violenza in maniera diversa, ma sempre perché donne. Il protagonista è il maresciallo Maggio, e la riviera è quella ammiccante e pericolosa della Romagna, a Rimini Nord, esattamente nell'accogliente Viserba. COMUNQUE COLPEVOLE (ep. VII) Vittoria Reale è bella, anzi, è bellissima. E sexy, molto sexy. Non c'è uomo che non cada succube delle sue grazie. A nessuno…mehr

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Produktbeschreibung
Il cofanetto raccoglie gli episodi VII e VIII della collana "I racconti della riviera", incentrati sulla violenza di genere. L'autore dà una visione asimmetrica nelle due storie, dove le protagoniste, Vittoria e Sanchita, subiscono violenza in maniera diversa, ma sempre perché donne. Il protagonista è il maresciallo Maggio, e la riviera è quella ammiccante e pericolosa della Romagna, a Rimini Nord, esattamente nell'accogliente Viserba. COMUNQUE COLPEVOLE (ep. VII) Vittoria Reale è bella, anzi, è bellissima. E sexy, molto sexy. Non c'è uomo che non cada succube delle sue grazie. A nessuno interessa il suo carattere difficile né tantomeno i suoi costosissimi vizi. Tutti sognano di averla almeno per una notte. Ed è bella anche ora che giace a terra priva di vita e in un lago di sangue, piena di lividi e con la gola squarciata. Il suo nuovo compagno per primo, il suo ex-marito in manette accanto a lei, e uno stuolo di ammiratori più o meno segreti, nessuno sopporta il vuoto incolmabile lasciato. È un caso apparentemente semplice per il maresciallo Maggio, appena calato nella rassicurante routine del suo nuovo incarico; anzi, è già risolto, con l'ex sporco di sangue e già arrestato. Però, due ufficiali del Reparto Antimafia di Bologna piombano la notte stessa del femminicidio per controllare che tutto sia fatto per bene perché il comandante, il generale Cantamessa, non vuole fare brutte figure. "Ma non siamo più capaci noi?" Pensano impotenti i colleghi a Rimini, mentre Maggio stesso è allontanato dall'indagine con un maldestro espediente. E allora, lui ci vuole vedere chiaro più di tutti, e quando la procuratrice Senzaterra lo vuole accanto a sé, inizia a scavare a dispetto di ogni ostacolo, fino a scoprire molte realtà inconfessabili. Una storia tutta al femminile quella del nuovo episodio, il settimo, dei Racconti della Riviera, a partire dalla sorprendente Vittoria, la vittima, alla risoluta procuratrice Senzaterra e alla sua collega-rivale Stante, all'enigmatica Clara, per tacere dell'onnipresente compagna Sandra e della intuitiva psicoterapeuta Cristina. Il maresciallo Maggio si trova compreso in un universo femminile in cui gli uomini, anche gli assassini, sembra siano guidati dalle donne, e riescano a sfuggire a questa imposizione solo con la violenza. Ma lui, naturalmente, non è affatto d'accordo. DIFESA ILLEGITTIMA (ep. VIII) Sanchita è bella, indipendente e non sembra le manchi nulla. Però, una sera, uccide il marito Sauro con una precisa coltellata, chiama i carabinieri, confessa e non parla più, neanche con i suoi difensori d'ufficio. Per l'opinione pubblica e il procuratore D'Abbraccio è una condanna esemplare per un delitto orribile di una straniera approfittatrice. Mentre la sua avvocata Sandra non capisce perché non voglia difendersi e scava nel suo passato, Maggio scorge una crepa impercettibile che conduce fino al suo collega. E allora si mette a cercare, solo contro tutti, dove non ci sarebbe niente da cercare, e trova quello che non avrebbe mai voluto trovare. È una violenza di genere rovesciata il tema di questo prequel, che si colloca tra il III e il IV episodio della saga, ed è qui che Maggio incontra Sandra per la prima volta.


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Autorenporträt
Francesco Zampa (1964) lives and works in Middle Italy.
Books, cinema, graphic novels.
Self-publisher from 2012.

Quando varcai per la prima volta la soglia di questa vecchia casa, così mi sembrava di primo acchitto, quasi uno stabile ex-Anas, con in mano il foglio di viaggio della mia prima destinazione, era notte fonda, ero stanchissimo (e così anche il piantone che mi aprì) perché
c'era voluto tutto il giorno da Bologna per smistare le nuove assegnazioni, e non ebbi molto tempo per apprezzare, o per iniziare a farlo, l'edificio nel quale ero appena stato accolto.
A dire la verità, per un curioso gioco del destino, anche l'anno prima ci ero entrato quasi per caso, ma era stata una faccenda di pochi minuti, ero un turista qualsiasi e tutto pensavo meno che di lì a dodici mesi sarei tornato a vivere proprio lì. Il piantone, dicevo, e un paio di volontari assonnati ma ben disponibili, approntarono in quattro e quattr'otto una branda, e tirarono fuori un paio di lenzuola pulite. A quell'ora, altro non si poteva pretendere: mi piazzarono in mensa, buonanotte e arrivederci. L'indomani mattina ebbi finalmente il mio posto letto, un armadio, una scarpiera e un comodino. Mentre mi sistemavo, mi guardai intorno. Le pareti bianchi ingessate e semigrezze, e una piccola scrostatura che rivelava il rivestimento interno di cannette. Il pavimento in cotto con dossi ai lati e cunette al centro, quasi un viottolo di campagna. Alzai la testa, le volte arcuate. Battei un piede, il solaio tremava. E poi, le porte con specchio imperfette, le finestre in legno riverniciato da un po' e le persiane affaticate dall'erosione della salsedine. Era maggio, e di lì a qualche mese avrei apprezzato anche gli spifferi potenti che si insinuavano da spiragli insospettabili.
Scesi al piano di sotto per le scale in pietra serena (o porfido, chissà) con la ringhiera in ferro battuto. Sfiorai il portoncino di ingresso il cui vetro satinato e lavorato doveva essere lo stesso da qualche decennio. Nei due uffici, le Olivetti Linea 98 e gli schedari avevano qualcosa di antico e romantico ma erano senza dubbio intrusi. Il secondo, quello del comandante, dava a levante ed era esattamente sotto la mia stanza. A proposito, credo che la vista sul mare fosse una cosa riservata a pochi anche tra i riminesi.
Forse fu lì che mi accorsi che quello non era un semplice presidio, e non solo una splendida villetta adibita a caserma forse in maniera un po' frettolosa. Si...