Aleksandr Sergeevic Puškin, nato a Mosca il 6 Giugno 1799 da un padre, Sergej L'vovic, appartenente a un'antica famiglia aristocratica, e da una madre, Nadezda Osipovna Gannibalova, in parte discendente da uno schiavo africano donato allo Zar Pietro il Grande e in parte di origini tedesco-scandinave, è stato uno dei massimi poeti, scrittori e drammaturghi della Russia Imperiale. Viene considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori manifestazioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti. Il Prigioniero del Caucaso (¿¿¿¿¿¿¿¿¿¿ ¿¿¿¿¿¿¿) è un'opera fondamentale nella produzione di Puškin, che segna un momento cruciale nello sviluppo del Romanticismo russo e nel cosiddetto "mito del Caucaso" quale "ultima frontiera" nella letteratura russa imperiale. Il Caucaso veniva allora sovente presentato come un luogo di primitiva libertà e purezza in contrasto con la corrotta civiltà russa, e la sua natura selvaggia e i suoi abitanti fieri e non "contaminati" dai costumi europei attraevano intellettuali e viaggiatori, sia della nobiltà che dell'alta borghesia. Il Prigioniero del Caucaso più che un racconto è propriamente un poemetto narrativo. Fu scritto da Puškin durante il suo esilio nel sud della Russia (1820-1824) e fu la sua prima opera a riscuotere un enorme successo, contribuendo a renderlo la figura centrale del Romanticismo russo. L'opera è fortemente influenzata dai poemi orientali di Lord Byron, ma Puškin riuscì a superare e a surclassare tale modello, inserendo nei suoi versi elementi di originalità squisitamente russi.
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