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Nelle sue vorticose peregrinazioni, ora per partecipare a un'insurrezione ora per sfuggire a un arresto, Bakunin soggiorna spesso in Italia, soprattutto negli anni Sessanta dell'Ottocento. Più che essere attratto dalle bellezze del paese, l'obiettivo che si propone è di incendiare l'immaginazione delle masse povere italiane per fondare una società di liberi ed eguali. Tra una cospirazione e l'altra si rivela però un acuto osservatore dei mali di un paese appena unificato e già afflitto da quei vizi con cui facciamo i conti ancora oggi: un meccanismo di prelievo fiscale tanto vessatorio quanto…mehr

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Produktbeschreibung
Nelle sue vorticose peregrinazioni, ora per partecipare a un'insurrezione ora per sfuggire a un arresto, Bakunin soggiorna spesso in Italia, soprattutto negli anni Sessanta dell'Ottocento. Più che essere attratto dalle bellezze del paese, l'obiettivo che si propone è di incendiare l'immaginazione delle masse povere italiane per fondare una società di liberi ed eguali. Tra una cospirazione e l'altra si rivela però un acuto osservatore dei mali di un paese appena unificato e già afflitto da quei vizi con cui facciamo i conti ancora oggi: un meccanismo di prelievo fiscale tanto vessatorio quanto inefficace, l'uso personale del potere da parte degli amministratori della cosa pubblica, lo strapotere della burocrazia, il ruolo invasivo della Chiesa... Insomma, lo sguardo a volte indignato ma a volte divertito del rivoluzionario russo mette in luce un'Italia che non stentiamo affatto a riconoscere. Sembra quasi che lo Stato unitario si sia ripetuto uguale a se stesso nel corso dei decenni, riproponendo nel tempo i tanti vizi e le scarse virtù che già Bakunin coglieva centocinquant'anni fa.

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Autorenporträt
Michail Bakunin (Prjamuchino 1814 - Berna 1876), nato in una famiglia della nobiltà russa, è stato uno dei maggiori rivoluzionari dell'Ottocento. Agitatore e organizzatore infaticabile, partecipò a innumerevoli insurrezioni, rivolte e complotti in tutto il continente, sfuggendo fortunosamente ad alcune condanne a morte comminate da vari imperi europei. Dopo una lunga detenzione in Russia e una rocambolesca fuga che attraverso la Siberia, il Giappone e gli Stati Uniti lo riporta in Europa, nel decennio 1866-1876 scrive alcuni testi decisivi per la formazione del pensiero anarchico, in buona parte elaborati durante il suo soggiorno italiano. Una visione antiautoritaria che affina all'interno della Prima Internazionale, anche in contrapposizione a Marx e alla sua concezione autoritaria del socialismo. E sarà proprio l'ala antiautoritaria della Prima Internazionale, e in particolare le sezioni italiana, spagnola e giurassiana, a dare vita negli stessi anni al movimento anarchico internazionale. Lorenzo Pezzica (1965), storico e archivista. Vive e lavora a Milano, dove collabora con il Centro studi libertari/Archivio Giuseppe Pinelli, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e la Fondazione Anna Kuliscioff. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi di argomento archivistico e storico. Per elèuthera ha curato il volume Voci di compagni, schede di questura. Considerazioni sull'uso delle fonti orali e delle fonti di polizia per la storia dell'anarchismo (2002), per Shake Edizioni Anarchiche. Donne ribelli del novecento (2013).